Credo
Sull'arte sacra e la sua fatturaL’arte sacra non è decorazione con un soggetto religioso. La decorazione piace e poi lascia andare lo sguardo; l’arte sacra deve trattenere l’attenzione e dirigerla oltre sé. La distinzione non sta tanto nell’apparenza quanto nell’obbedienza a una tradizione che già conosce la funzione di un oggetto. [SEGNAPOSTO — saggio Credo, 800–1200 parole da completare.]
Le arti belle sono giustamente annoverate tra le più nobili attività del genio umano; e ciò vale soprattutto per l’arte religiosa e per la sua più alta espressione, che è l’arte sacra.
Sacrosanctum Concilium, 122
L’iconografia è una lingua, non un catalogo di simboli. Un giglio, un arco, una certa disposizione di dodici castonature portano significato solo nella continuità della tradizione. L’espressione contemporanea non significa inventare un vocabolario nuovo, ma parlare quello ereditato senza arcaismo.
Il materiale non è mai neutro. L’argento che tocca il Sangue, il cristallo di rocca che custodisce una reliquia, l’oro di un anello di ufficio: ciascuno è scelto per ciò che significa e per come invecchia. Un oggetto sacro deve sopravvivere al suo artefice e diventare più se stesso con l’uso.
Il vaso esiste per il rito, mai il contrario. Forma, iscrizione e proporzione sono decise dal momento liturgico che servono. Per questo il lavoro inizia nello studio e termina solo alla benedizione. [SEGNAPOSTO — completare le sezioni restanti.]